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sabato 23 marzo 2013

Quando qualcosa si rompe...

Come avete già avuto modo di scoprire qualche giorno fa, cari i miei venticinque lettori, mi sto trovando nella difficile situazione di decidere se abbandonare una storia su cui stavo lavorando.
Non è una decisione facile, non è soprattutto un fallimento che piaccia ammettere. Perché, nel bene e nel male, per uno scrittore abbandonare una storia è sempre un fallimento, anche se lo fa con le migliori intenzioni...
Su come si abbandona una storia con le migliori intenzioni forse un giorno darò maggiori delucidazioni. Circa un anno fa, scelsi di non raccontare una storia, una bella storia, una storia con potenzialità ottime, perché, pur con tutte le cautele possibili, sapevo che renderla in qualche modo pubblica avrebbe ferito senza possibilità di rimedio chi quella storia l'aveva dovuta vivere. Sono orgoglioso di quella scelta, che non reputo sbagliata e che ho preso con la massima consapevolezza.
Qui non c'è stata una scelta. E' come quando all'improvviso, senza ragione apparente, finisce una storia con una donna.

All'inizio ti attrae, ti appassiona, ti travolge... Poi, iniziate a fare sul serio, e improvvisamente vi accorgete che le cose, semplicemente, non funzionano. Senza colpe da addossarsi o azioni che abbiano cambiato qualcosa. Incompatibilità, pura e semplice. Quella più difficile da accettare.
C'è la fase in cui ci si tormenta, si sbatte la testa al muro, si amplia il proprio repertorio di imprecazioni.
E poi, a malincuore, si accetta la cosa. Magari la si comunica agli amici, a chi diceva "ma come vi vedo bene assieme". Ecco, è uguale. Magari qui gli amici sono un editore e un disegnatore che ti vedevano molto bene con quella storia.
Io non mi ci vedo più bene, al momento. Forse in futuro le cose cambieranno, ma al momento archiviamo questo file word a tempo indeterminato.
E apriamone altri...


martedì 12 marzo 2013

Prof. Cinico, i suppose...

Allora, parliamo di cosa si è fatto in questi mesi...
Partiamo dalla fine, dal "last but not least" dell'ultimo anno: da dicembre sono insegnante in un laboratorio di fumetti in una scuola media di un quartiere periferico di Roma.
Sì, so già cosa state pensando: io che insegno? A dei bambini? Io, che giravo con la maglietta "Erode è un brav'uomo", lasciato ad occuparmi dei pargoli di qualcuno?
Probabilmente, dopo che leggerete queste poche righe, una squadra di picchiatori del Telefono Azzurro verrà a prelevarmi a casa.
Quindi sarò breve...
L'amico Cristiano Silvi, che negli anni passati si era già occupato dei corsi in questa scuola, oberato da altri impegni mi ha proposto di sostituirlo. E io, che per incoscienza non sono secondo a nessuno, ho accettato. Adesso, una volta a settimana, cerco di gestire una ventina di ragazzini di 11-12 anni senza esserne sopraffatto e senza cedere ad istinti violenti, e al contempo gli insegno come si scrive e si disegna un fumetto, in ogni sua fase. Se tutto va bene e sopravvivo all'esperienza, tra un paio di mesi avremo in mano un bell'albetto a fumetti scritto e disegnato dai miei allievi, e supervisionato dal sottoscritto.
Certo, l'esperienza dell'insegnamento non è tutta rose e fiori, e qualche sacrosanta incazzatura me la sono presa anche io. E non sempre, direttamente, per colpa dei ragazzi.
Questi ragazzi vengono assegnati ai vari corsi sulla base o di scelta personale o delle inclinazioni naturali che vengono rilevati dagli insegnanti. All'inizio di una delle ultime lezioni mi è stato detto che uno dei ragazzi era stato spostato ad un altro laboratorio. Si trattava di una testa calda, che amava spesso disturbare e non fare niente, ma alla fine, con i giusti input, qualcosa la combinava anche lui. Incontrandolo nei corridoi, a fine lezione, gli ho chiesto come mai avesse cambiato corso, pensando di essere stato troppo severo con lui su alcune cose. Mi ha detto che per lui non cambiava niente, ma che erano stati i suoi genitori a chiedere il trasferimento. All'uscita da scuola ho incontrato il padre, e ho chiesto, con la massima calma e diplomazia, come mai avesse chiesto di spostare suo figlio. Mi ha detto che, visto che questi corsi erano obbligatori, preferiva il ragazzo facesse qualcosa che un giorno, in qualche modo gli potesse tornare più utile nella vita. Questo alunno è stato spostato in un corso di calcio.

Lasciamo perdere, vado a finire di preparare la lezione per domani...

venerdì 8 marzo 2013

Maturo come una prugna matura...

Cosa è successo in tutti questi mesi? Bella domanda...
 Diciamo che, dopo Basta Una Firma, che per una serie di eventi ha avuto una vita editoriale ben diversa da quella che volevo e immaginavo, il blog è stato l'ultimo dei miei pensieri. In fondo, nel mondo di Facebook, in cui è facile comunicare e far conoscere qualcosa che volevi raccontare (e a volte anche cose che avresti preferito non raccontare)il blog mi sembrava un po' un eccesso, un qualcosa di troppo, che rischiava di ripetere, in maniera egocentrica, qualcosa di già detto. Ma avevo perso di vista una cosa: se su Facebook la gente, che gli piaccia o meno, si vede comunque arrivare addosso i miei deliri, col blog si prende il disturbo di entrare in un sito e spulciarlo per vedere se ci sono novità. E se la gente si prende questo disturbo, io devo far mio L'IMPEGNO di fornire notizie e informazioni. Un blog è una responsabilità, e alla fine serve maturità per portarlo avanti. Forse devo dimostrare questa maturità, alla fin fine...
Tornando a bomba, in questi ultimi mesi son successe molte cose, che vi racconterò magari nei prossimi post(così mi riservo qualcosa da scrivere). E nelle ultime settimane, in particolare, mi sono scontrato con una difficoltà che incontro forse per la prima volta in maniera così ardua: riuscire a portare avanti la sceneggiatura di una storia. Peraltro, di una storia scelta da me. Non che abbia mai abbandonato neanche storie commissionate, ma la cosa mi rode forse di più proprio per questo.
Sto cercando di raccontare una storia basata su alcuni eventi avvenuti ad una persona di mia conoscenza. Questa persona ha fatto delle scelte, nella sua vita e in relazione a questi eventi, che giudico divertenti ed interessanti, ma che io, probabilmente non avrei fatto mai. Alcune le giudico illogiche, altre poco consone, altre semplicemente troppo avventate per i miei standard (che poi, io mi son dimesso da un posto statale, e giudico avventate le scelte degli altri: ci vuole faccia tosta!). E la cosa mi spiazza ogni volta che arrivo alla fase di sceneggiatura. Ormai sono arrivato alla terza stesura, e per la terza volta mi trovo bloccato durante la costruzione delle motivazioni del personaggio. E' qualcosa che non riesco a rendere, forse che non capisco ancora a fondo, o forse che non condivido. Fatto sta che, ormai sistematicamente, giungo ad uno stallo. Questa storia avrebbe già un disegnatore e un editore. E no, non credo saranno contenti di leggere queste righe. Il punto è che, forse, questa storia non può essere raccontata debitamente, non in un libro a fumetti almeno. E' una storia che va vista e vissuta, in tempi anche lunghi. Fa fatica a stare rinchiusa in un volume, per quanto corposo. E fa fatica a raccontarla chi non ne è stato diretto protagonista.
 Tempo fa ho dovuto scegliere di non raccontare una storia molto valida, e che avrebbe anche avuto una buona presa sul pubblico (sì, sto parlando di vendite)per alcune tematiche trattate. Ho preso quella scelta perché il raccontarla avrebbe potuto seriamente ferire una persona che di quella storia era stata protagonista. Ho preso una decisione matura (termine che sta diventando fastidiosamente ricorrente), e anche se ho rinunciato a qualcosa, non me ne pento. Qui invece la situazione è diversa: è una storia leggera, spesso divertente, senza grandi drammi umani o sociali dietro, ma semplicemente sto iniziando a pensare che, almeno in questa fase della mia vita, non ho alcuni dei requisiti umani per raccontarla in maniera efficace. E per questo, salvo folgorazioni sulla via di Damasco, la metto in stand by a tempo indeterminato. Forse per sempre. Ho altro da raccontare, comunque. Ho una storia importante, su un argomento che mi sta molto a cuore, che voglio raccontare da anni, e ho trovato un disegnatore incredibilmente bravo che vuole raccontarla insieme a me. Non ho ancora un editore, ma nella vita bisogna essere ottimisti, mi dicono. E magari maturi. Ma ne riparleremo presto.

domenica 8 aprile 2012

Nuova casa e nuovo libro

Ok, era qualche giorno che volevo postare qualcosa, ma operazioni di trasloco e il dilungarsi dei tempi per l'allaccio di internet mi hanno impedito di farlo. Ora ho una nuova casa, si spera definitiva, e un nuovo libro in uscita. Stavolta si cambia regime, e abbandoniamo le favole metropolitane per buttarci sull'umorismo.
Ad accompagnare i miei testi stavolta troviamo i disegni del prode Salvatore Amedei e gli sfavillanti colori di Massimo Travaglini. Il libro, pubblicato da Primiceri EDitore, sarà disponibile a partire dal 28 aprile al Napoli Comicon, e poi in tutte le fumetterie.
Curiosi?
Ecco a voi un bel booktrailer!

martedì 6 marzo 2012

Ci sei o sci-fi? Ovvero: il cinema italiano di fantascienza visto dai Manetti...

Dopo mesi in cui mi sono diviso ampiamente tra un lavoro di merda(TM) e la scrittura del mio nuovo libro (sappiate che sta per uscire infatti il mio nuovo capolavoro, ma di questo parleremo tra qualche giorno), sono riuscito anche ad andare ogni tanto al cinema onde non abbrutirmi troppo. E con mia sorpresa, dopo una chiacchierata con un ufficio stampa del settore, mi son visto recapitare un invito per l'anteprima stampa di "L'arrivo di Wang".
E che è? direte voi, miei 12 lettori e mezzo... "L'arrivo di Wang" è il nuovo film dei Manetti Bros, noti soprattutto per i loro videoclip e per la serie televisiva Coliandro, ed è un film ambientato nella loro città, Roma. Niente di nuovo fin qui... Il punto è che si tratta di un film di fantascienza, e con tanto di effetti speciali. E qui già la salivazione di qualcuno potrebbe aver subito delle alterazioni.
Girare un film di fantascienza a Roma è un atto di coraggio, non tanto per l'impossibilità drammaturgica di concepire una trama simile, quanto piuttosto per le difficoltà produttive e distributive che un'opera del genere potrebbe trovare. Anni fa Salvatores, col suo ottimo Nirvana, dovette scontrarsi con la cecità di un pubblico più avvezzo alle trovate pecorecce da cinepanettone che alle atmosfere del sommo Philip Dick, e ne pagò lo scotto con i scarsi incassi. Nel caso dei Manetti ci muoviamo tra Asimov e Bradbury, ma abbiamo anche strizzate d'occhio a referenti cinematografici come Michael Bay, ma pure a serie tv come X-Files. Il tutto condito da una sacrosanta e mai abbastanza compresa italianità. La parola B-Movie è in agguato, specie sapendo dei budget limitati con cui una produzione del genere può partire, per tacere della difficoltà con cui si associa mentalmente una produzione italiana a degli effetti speciali degni di tale nome (sorvoliamo sul fatto che nelle principali produzioni cinematografiche americane, nei titoli di coda, alla voce effetti visivi i nomi italiani sono una presenza costante, anche se parliamo della LucasFilm).
E invece il film dei Manetti si muove bene, con una certa paraculaggine anche, e con degli effetti speciali 3D di buon livello, frutto degli studi italiani Palantir. Infatti, uno dei 3 protagonisti del film è un alieno interamente generato al computer, egregiamente modellato ed animato. Gli altri attori con parti di rilievo sono un Ennio Fantastichini come sempre encomiabile, nella parte dell'ufficiale di un non ben precisato corpo di forze dell'ordine, e la giovane e promettente Francesca Cuttica, che interpreta una traduttrice dal cinese alle prese con l'incarico più insolito della sua vita.
Il film, se proprio un b-movie non è, si muove al risparmio su molti aspetti, e gioca molto su una trama di stasi per buona parte del film, ingannando lo spettatore per tutto il tempo e sconvolgendolo con un finale cinicamente divertente.
Una buona prova, un buon inizio vorrei dire, ma per ora un ottimo bluff, di gran classe...

domenica 5 settembre 2010

Anteprima da... Anteprima!

Dal n.228 per l'esattezza, a pag 116. Direi che ora è abbastanza chiaro...

giovedì 22 aprile 2010

Dica 33...

Ecco, non lo dite troppo in giro, ma alcuni giorni fa sono entrato nell'età messianica per definizione...
Ora, se un qualsiasi capellone mediorientale è riuscito a creare tutto quel clamore intorno a sè semplicemente scambiando di nascosto degli otri d'acqua con degli otri di vino, anche io penso di dover riflettere su cosa fare della mia vita...
Dunque vediamo, dopo un annetto alquanto burrascoso, che mi ha anche portato sull'orlo di un esaurimento nervoso (no, purtroppo questa non è una spiritosa esagerazione...) la mia situazione attuale è questa:
- ho lasciato un lavoro sicuro che, per le condizioni di scarsa organizzazione in cui veniva dolosamente tenuto dal datore di lavoro stesso, ha seriamente messo alla prova la mia pazienza e la mia salute;
- dopo un periodo di passaggio attraverso varie collaborazioni, attualmente non ho un lavoro;
- al momento vivo a Roma, ma vista la condizione precedente, tendo a non considerarla una permanenza a lunga scadenza;
- non ho una donna (in maniera più radicale del solito, direi);
- un mio microracconto è stato pubblicato sull'antologia 128battute edita per beneficenza da Feltrinelli, selezionata dopo un concorso su Twitter. Se avete una libreria Feltrinelli nei pressi di casa fateci un salto e spendete un euro per una buona causa;
- sempre nell'ambito della letteratura brevissima annuncerò a breve una novità legata ad un noto sito satirico italiano;
- in autunno dovrebbe uscire il mio primo graphic novel, di cui al momento non posso dire niente, ma presto spero di poter dare ulteriori informazioni;
- all'orizzonte ci sono anche altre 2 pubblicazioni, ma ancora è prematuro parlarne.
Insomma, se dal punto di vista finanziario e personale siamo sull'orlo del disastro, da quello della scrittura si affacciano novità interessanti... A capire se questo bilancio è positivo o negativo penseremo magari più avanti...
Poi se consideriamo che ho finalmente ripreso in mano il blog, forse abbiamo una cosa positiva in più, ma non è detto...
Ok, prepariamoci a compiere un po' di miracoli, e ricordatevi che all'ultima cena vorrei della birra artigianale invece del vino!
Salut!

P.S.: Scusate i frequenti stravolgimenti di grafica, ma stiamo cercando di avvicinarci al template definitivo...

martedì 13 aprile 2010

My hometown...

Recentemente sono tornato a casa, a Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia, per una settimana. La necessità di staccare la spina e tornare in una dimensione più piccola e nota per qualche giorno si era fatta sentire molto nell'ultimo periodo, e le "vacanze" di Pasqua sono state una buona scusa per rivedere un po' di vecchi amici.
Come in molti altri paesi e cittadine della Sicilia, le celebrazioni della Settimana Santa sono oggetto di una tradizione molto forte, e hanno anche una forte impronta coreografica e scenografica (quanto poi questi elementi siano da considerarsi "fede" piuttosto che superstizione è un altro discorso), che trova sfogo e culmine nel Venerdì Santo.
A Barcellona il venerdì, come ogni anno, c'è stata la caratteristica processione delle Varette, una suggestiva ricostruzione della Passione attraverso dei complessi scultorei che sfilano per le vie della città.

Ora, a parte il mio personale disinteresse per le pratiche religiose, mi ritrovo a dover ammettere che alcune Varette, con l'illuminazione crepuscolare e le luci artificiali disposte ad arte, sono uno spettacolo notevole. E il folclore della manifestazione ha un suo fascino.
E quest'anno, avendo avuto il fancazzismo la meglio sui miei propositi creativi, anche io mi sono portato per strada a sbirciare la processione. E ho notato alcuni elementi che mi hanno lasciato molto pensieroso: ogni varetta, tradizionalmente, viene curata e condotta da gruppi legati alle varie parrocchie della città. L'appartenenza a questi gruppi è spesso ereditaria, e coinvolge i soggetti più disparati, indipendentemente dalla effettiva parrocchia di appartenenza. Basti pensare che c'è una varetta addirittura condotta da persone storicamente legate ad ambienti di sinistra, come ci sono varette che vedono tra i loro conduttori molti membri della locale tifoseria calcistica. Ovviamente non sta a me sindacare della fede di tali persone, nè esprimere giudizi di simpatia o antipatia verso le vari categorie.
Ma quello che invece mi ha suscitato un sacrosanto moto di indignazione è stato vedere certi soggetti, notoriamente più o meno vicini ad ambienti e mentalità mafiosa, contendersi il posto sotto i pali di sostegno di alcune vare. Queste persone spingevano con foga i pesanti carrozzoni, e sfoggiavano una serietà e quasi una "professionalità" incredibili. Il tutto sotto gli occhi, ovviamente, di molteplici fedeli e dei parroci.
Ora mi chiedo: con che coraggio certa gente, non solo si fa allegramente vedere in giro, ma si permette di ergersi quasi ad esempio per la comunità? Perché i parroci, che difficilmente credo essere tutti ignari, non cercano di evitare la presenza almeno dei soggetti più spregiudicatamente noti? Perché nessuno dei "ferventi credenti" che assistono alla preparazione dei gruppi che curano queste vare interviene nella faccenda, anche solo per lamentarsi?
Ora, di questi tempi si sa che la Chiesa Cattolica, quando si tratta di guardare vicino, ha dei seri problemi a vedere il peccato, ma onestamente di abituarmi alla cosa non mi va, e quindi mi sfogo qui, scrivendo, che forse nella vita è l'unica cosa che so fare bene.

Comunque non ho solo di che vergognarmi per la mia città. ma anche piccole cose di cui andar fiero. Da anni, persone che mi vanto di chiamare "amici" sacrificano buona parte del loro tempo libero in iniziative di sensibilizzazione della collettività sull'argomento mafia, e hanno portato a casa, nel tempo, delle piccole vittorie, che forse non hanno cambiato molto le cose, che forse non hanno allentato la stretta mafiosa su Barcellona, ma che almeno hanno avuto il merito di rompere un silenzio che durava da tanto. L'ultima di queste piccole vittorie è la nascita a Barcellona di un coordinamento antiracket che ha già raccolto l'adesione di diversi imprenditori di varia grandezza. "Liberi tutti" è il nome, giocoso, ma sentito, di questa associazione, e si spera faccia strada, e che magari aiuti anche a fare sparire certi soggetti dai sostegni delle Varette, che la Passione raffigurata nelle statue è abbastanza per la mia città, e non serve che patiscano e si sentano messi in croce anche quelli che vogliono solo lavorare onestamente.